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“Elsa. Le prigioni delle donne” di Francesco Ricci.

Immagine di copertina

Quarta di copertina

C’è stato un tempo nel quale anche io fui felice. Ora posso dirlo con sicurezza, ora che quel tempo si è fatto lontano. Accadde nel 1959. In quell’anno visitai per la prima volta New York. Bill non c’entra. Voglio dire, il fatto che a New York abbia conosciuto e abbia amato il pittore Bill Morrow ha poco a che vedere con la mia felicità. Ho sempre saputo, infatti, che ciò che l’amore toglie è molto più di quello che dona. Love is the biggest lie.

Recensione

Elsa. Le prigioni delle donne è un libro dello scrittore Francesco Ricci pubblicato da Nuova Immagine Editrice nell’ottobre 2019. Un’opera dedicata alla scrittrice Elsa Morante.

No! Non è una semplice biografia. Sarebbe riduttivo. L’autore, ricostruendo i principali episodi della vita dell’artista, riesce a svelarci la sua anima. Narrando la storia in prima persona (è Elsa che parla), già tecnicamente crea confidenza tra il lettore e la protagonista. Si ha l’impressione di essere invitati a casa di una cara amica dove lei si racconta. Ed Elsa non celebra i suoi libri, le sue capacità letterarie, ma ci apre il cuore. Ripercorrere con noi il proprio viaggio. Sì, nel suo studio dell’appartamento di via dell’Oca con i gatti sdraiati placidi, si confida tirando le somme di un’esistenza tortuosa.

Ricci è straordinario nell’empatia che sviluppa con la Morante. Una sensibilità prodigiosa per un uomo. Sente e vede come una donna. Ma cosa ancora più singolare è che il suo io, la sua personalità si dissolvono. Non esiste un Francesco Ricci dietro le righe. Si ha una metamorfosi in Elsa. Tutto ciò non si può spiegare solo con un meticoloso lavoro di ricerca e di studio sul personaggio.

Elsa si sofferma sulla sua infanzia. Una madre Algida. Interessata a realizzare attraverso la figlia i sogni che le sono sfuggiti. Una donna incapace di amare e di donare una carezza. Arroccata in uno sterile rancore con le persone più vicine, colpevoli del suo fallimento. Due padri virtuali. Uno biologico, l’altro anagrafico. Uno morto suicida, dal bel sorriso e capace di ingravidare. L’altro sterile e succube della moglie. In entrambi i casi ombre nella sua vita.

Compiuti i diciotto anni lascia la casa. Già allora caparbia, ribelle, coraggiosa, non disposta a compromessi. Per sopravvivere dà lezioni private e compila tesi, tenendo stretto nel cuore il grande sogno: la passione per la scrittura. Ma lei non vuole solo scrivere, sa di avere talento. Desidera la fama.

A ventiquattro anni incontra Moravia. Alberto di anni ne ha trentuno. Scrittore ormai famoso e giornalista affermato. Nel 1929 aveva già pubblicato Gli indifferenti. Elsa è attratta da questo uomo. Il suo prestigio professionale ha un forte ascendente su di lei. La passione per la scrittura anima le loro conversazioni, innesca alchimie. Francesco Ricci ci rende presenti agli incontri dei due amanti. La Morante nel dialogare è passionale, prende posizioni nette, dà giudizi di valore, Moravia compassato, soppesa le parole, calmo nei gesti, osserva con occhi intelligenti. Ciò la incanta. Le dà ordine, sembra offrirle un saldo punto di appoggio e di riferimento. E’ un sole che non ruota intorno a lei, ma centro della sua orbita. Allo stesso tempo Alberto vuole piacerle, conquistarla. E’ sedotto dalla sua bellezza e dal suo fuoco. Si sposeranno nel 1936.

Un amore travagliato quello che ci fotografa Ricci. Elsa è arsa dalla gelosia per un uomo che vuole possedere come i suoi gatti, i suoi libri. Lui che si allontana per viaggi di lavoro, lunghi, spesso fuori Italia. Lei che nelle assenze si avvelena l’anima. Lo immagina preda del fascino di giovani donne. Arriva a pensare che faccia di tutto per allontanarsi a causa del suo carattere. Sempre eccessivo, inadeguato. Li vediamo litigare per strada, al ristorante con gli amici, a casa per un atteggiamento di Alberto che ha mancato di accortezza e premura. Elsa si rinchiude nello studio a scrivere. Esce da quei momenti entrando nella vita dei suoi personaggi. Si ritira da un mondo di cui anela la bellezza, i piaceri, ma ne teme gli inganni, la violenza, l’occulto potere.

Se da una parte invidia il successo di Moravia, dall’altra gli riconosce grandi doti. Arriva a odiare il marito, ma mai l’uomo, l’amico, lo scrittore. Ma anche per lei giunge il momento della gloria, della fama, del riconoscimento del talento. E’ la prima donna a vincere il Premio Strega. Tuttavia non è come la maggioranza degli artisti. Non cerca consenso. Sa che le è semplicemente dovuto, per il suo dono. Quindi non ha bisogno di intessere rapporti di buon vicinato con i tanti personaggi che frequentano Roma tra la fine della guerra e gli anni sessanta. O le piacciono o li evita. Non ama i salotti mondani. Li trova sterili. Meglio un accogliente ristorantino dove incontrare amici del calibro di Pier Paolo Pasolini.

Ormai Elsa e Alberto sono separati in casa. Pur restando uniti da un forte legame, frequentano altre persone. Si innamora di Luchino Visconti. Sicuramente della sua bellezza, ma sa anche riconoscere in lui straordinarie capacità di registra cinematografico e teatrale. Non dura molto.

Chi la scuote veramente è il pittore Bill Morrow. Sta subendo le prime avvisaglie dell’inverno della vita, dell’anima, quando Bill erompe come una primavera fuori stagione. La sconvolge. Fa rifiorire i suoi sensi e il suo corpo. Francesco Ricci è capace di donarci l’essenza del rapporto che si crea tra loro. La Morante conosce il giovane pittore statunitense durante un viaggio a New York. Tra i due inizia una relazione potente e atipica. Lei è attratta dalla sua non comune bellezza, ma ancora di più dal suo calvario esistenziale, dal suo tormento. In lui legge quelle passioni che l’hanno sconvolta. Riconosce il germe del suo male. Bill vuole la gloria. Vuole il riconoscimento unanime e planetario della propria arte. Ha fame di eccellere. Un angelo la cui anima si danna per l’incapacità delle sue ali di levarlo in volo. Il mondo che non sa riconoscerne il genio diventa il suo carnefice. Il veleno che lo spegne sempre più prosciugandone l’entusiasmo. Non bastano l’alcool e le droghe. Solo l’utero di Elsa rappresenta un momentaneo antidolorifico per quell’artista maledetto. Lei lo capisce, lo accetta incondizionatamente. Accogliendolo dentro sé, vibra di quelle passioni che l’avevano logorata. Non importa se la tradisce con donne o uomini. Quello che conta è la sua felicità. Che si salvi. Per lui è amante che placa pulsioni, ma anche madre che consola. E’ il figlio che non ha mai avuto.

Il Ricci descrive egregiamente questo rimorso della scrittrice. Dopo aver abortito a vent’anni, credendo di poter posticipare la maternità a un momento più consono, non le è concessa un’altra occasione. Si sente come una pianta tante volte bagnata, ma mai più impollinata. Quando Bill muore suicida, muore una parte di Elsa. I suoi libri diventano la sua discendenza, il suo atto generativo.

La Morante, come gli antichi greci, vede nella vecchiaia un giogo. Un ingiusto conto da pagare per il dono della giovinezza. Per lei amante dell’armonia, della bellezza, la corruzione del corpo è un’imprecazione alla vita, uno stupro alle promesse della gioventù. Odia questo potere del tempo, la sua capacità metamorfica sulle forme, il suo continuo destabilizzare equilibri instabili faticosamente trovati. In generale odia il potere. Prevarica, sottomette, imprigiona. Unica via l’accettazione, ma lei è uno spirito indomito. Trova i pochi momenti di pace, travalicando il temuto dio Kronos, rinchiudendosi nel suo studio, scrivendo le sue opere e le sue lettere. Un esilio dolce e volontario per sfuggire alle prigioni dell’anima.

Francesco Ricci con una scrittura scorrevole, paratattica, ordinata ci porta in questo mondo di Elsa Morante. Con semplicità e delicatezza ci farà apprezzare la donna, la scrittrice, ma soprattutto ci spingerà a leggere le sue opere, qualora non l’avessimo già fatto.

Dettagli libro

TitoloElsa. Le prigioni delle donne
AutoreFrancesco Ricci
EditoreNuova Immagine Editrice
GenereNarrativa
FormatoLibro
Pagine101
PubblicazioneOttobre 2019
Prezzo12 Euro
Link di acquisto
http://www.toscanalibri.it/it/news/le-prigioni-delle-donne-il-romanzo-ispirato-da-elsa-morante-firmato-da-francesco-ricci_11269.html

Biografia autore

Francesco Ricci nasce a Firenze nel 1965. E’ docente di letteratura italiana e latina presso il liceo classico “E.S. Piccolomini”di Siena, città dove risiede. È autore di numerosi saggi di critica letteraria, dedicati in particolare al Quattrocento (latino e volgare) e al Novecento, tra i quali ricordiamo: Il Nulla e la Luce. Profili letterari di poeti italiani del Novecento (Siena, Cantagalli 2002), Alle origini della letteratura sulle corti: il De curialium miseriis di Enea Silvio Piccolomini (Siena, Accademia Senese degli Intronati 2006), Amori novecenteschi. Saggi su Cardarelli, Sbarbaro, Pavese, Bertolucci (Civitella in Val di Chiana, Zona 2011), Anime nude. Finzioni e interpretazioni intorno a 10 poeti del Novecento, scritto con lo psicologo Silvio Ciappi (Firenze, Mauro Pagliai 2011), Un inverno in versi (Siena, Becarelli, 2013), Da ogni dove e in nessun luogo (Siena, Becarelli, 2014), Occhi belli di luce (Siena, Nuova Immagine Editrice, 2014), Tre donne. Anna Achmatova, Alda Merini, Antonia Pozzi (Siena, Nuova Immagine Editrice, 2015), Pier Paolo, un figlio, un fratello (Siena, Nuova Immagine, 2016), “Laggiù nel profondo. Mondo letterario e mondo psicoanalitico in Lehane, McCarthy, Schnitzler, Serrano, Tobino”, scritto con lo psicoanalista Andrea Marzi (Siena, Nuova Immagine, 2017). Inoltre, ha scritto il capitolo dedicato alla letteratura per il volume collettaneo interdisciplinare Il Postmoderno (Siena, Becarelli, 2015).

Lo scrittore Francesco Ricci

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